La laicità «multicolore» e la “revanche” della suitas, individuale e collettiva, nella giurisprudenza della corte di Strasburgo in tema di simboli religiosi: ipotesi di riflessione (The “Multi-colored” Secularism and the “Revanche” of the Individual and Collective Suitas, in the Jurisprudence of Strasbourg Court Regarding to Religious Symbols: Hypotheses of Reflection)

12 Pages Posted: 12 Dec 2018

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Lucia Giannuzzo

University of Salento - Faculty of Law

Date Written: September 28, 2018

Abstract

Italian Abstract: La gestione della simbologia religiosa ha da sempre rappresentato una questione scottante, che, soprattutto negli ultimi anni, ha messo a dura prova gli Stati e le modalità del loro relazionarsi con la fenomenologia coscienzial-religiosa, coinvolgendo – in alcuni casi fino a mettere in crisi – le concezioni di laicità, democrazia, pluralismo e libertà di espressione. Affrontando tale tematica attraverso il prisma della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, “fonte di ispirazione” per la Corte di Giustizia, in un crescente ed auspicato dialogo tra Corti, si può constatare un certo cambiamento di atteggiamento in merito, riflesso anche di un mutato sentire dei tempi. A caratterizzare, inizialmente, le pronunce sul tema è stata una sorta di “diffidenza” verso i simboli religiosamente connotati e connotanti, logica conseguenza dell’aver fatto assurgere a modello principe (ed indiscriminato) quello di una laicità dalle tinte forti, “sulle difensive”, di matrice franco-turca, che prediligeva uno spazio pubblico asettico, immune dal religioso (ex plurimis Lucia Dahlab c. Suisse, Kervanci e Dogru c. France, Lautsi c. Italia del 03.11.2009). Una laicità, questa, tendenzialmente “abulica”, poiché disposta a rinunciare a priori alla bellezza del pluralismo coscienziale ed identitario, pur di non faticare nel ricercare, di volta in volta, la soluzione migliore per conciliare le difficoltà di un mondo “al plurale” con il mantenimento della pace sociale e dell’ordine pubblico. Detto impianto inizierà a scricchiolare con l’ormai nota sentenza della Grande Chambre sul caso Lautsi, che segnerà un significativo cambio di rotta: la Corte, spogliatasi di ogni preconcetto nei confronti delle rappresentazioni simboliche religiose, da qui innanzi, non si pronuncerà più senza aver prima scandagliato ogni variante dei fatti in causa, in primis il contesto storico-culturale nel quale la vicenda si svolge. Non solo: “riscoprendo” la varietà di approcci al fenomeno religioso che connotano l’Europa, la Corte, consapevole che l’imposizione di un dato modo di concepire la laicità avrebbe potuto “impoverire la ricchezza culturale delle tradizioni giuridiche presenti in Europa”, ha inaugurato l’epoca del riconoscimento della compatibilità con il dettato convenzionale non solo della laicità militante, ma anche di quella multicolore. Quest’ultima consente a tutti di presentarsi nell’agone pubblico (almeno in quei contesti inclini all’apertura verso il diverso) per quello che si è, con tutte le proprie connotazioni e senza dover temere alcun pregiudizio e alcuna sanzione per la propria scelta. “Ovviamente sempre nel rispetto del quadro dei principi costituzionali, ossia dell’unica forma di verità concepibile all’interno di un sistema democratico costituzionale”. È la rivincita della suitas, della soggettività intesa lato sensu, dell’attenzione alle reali intenzioni del singolo e della possibilità di questo di manifestarsi per quello che è. La deprivazione “pubblica” delle connotazioni coscienziali, religiose e più in generale culturali, benché animata da un legittimo intento, quale potrebbe essere il perseguimento di una effettiva uguaglianza, nel lungo periodo rischia di degenerare in forzoso livellamento, in rifiuto del riconoscimento dell’alloctono. Al contrario, l’accoglimento delle diverse rappresentazioni valoriali costituirebbe il primo passo verso una buona disposizione d’animo di tutti gli attori che operano nello spazio pubblico e i simboli coscienziali diventerebbero un motivo ulteriore per incentivare l’interazione dialogica, linfa vitale per una “crescita identitaria” e un pacifico mondo al plurale. Una suitas, che si proietta anche in una dimensione collettiva, con il ritorno del margine di valutazione statuale nell’opera di bilanciamento della Corte e con l’attenzione al contesto di riferimento, tributo alla “pluralità e ricchezza delle tradizioni dei singoli”. Il tutto, avendo ben contezza della propria tradizione: “bisogna, cioè anzitutto essere eredi, avere un volto”. Se dimentichiamo il nostro substrato storico, “possiamo solo […] dibatterci tra debolezza e aggressività, cedimento e irrigidimento irrazionale, paura, presagio di conflitto».

English Abstract: The present paper deals with some reflections about the development of the jurisprudence of Strasbourg Court regarding to religious symbols. As a consequence of a certain and prevented attitude towards religious symbology and according to the judgment of the Grand Chamber in Lautsi’s case, we would like to think that the religious simbology has given way to a "modus operandi" much more careful to the individual and collective "suitas".

Note: Downloadable document is in Italian.

Suggested Citation

Giannuzzo, Lucia, La laicità «multicolore» e la “revanche” della suitas, individuale e collettiva, nella giurisprudenza della corte di Strasburgo in tema di simboli religiosi: ipotesi di riflessione (The “Multi-colored” Secularism and the “Revanche” of the Individual and Collective Suitas, in the Jurisprudence of Strasbourg Court Regarding to Religious Symbols: Hypotheses of Reflection) (September 28, 2018). University of Milano-Bicocca School of Law Research Paper No. 18-03. Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3300083 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.3300083

Lucia Giannuzzo (Contact Author)

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Italy

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