Interazioni tra principi (e tra fonti) e criteri di bilanciamento nel diritto dell’Unione europea. Il caso del divieto di discriminazioni fondate sulla religione, tra efficacia diretta orizzontale e neutralità dell’Unione (The Interplay Between Principles (and Between Sources of Law) and Balancing Exercise in European Union Law. The Case of the Prohibition of Discrimination on Grounds of Religion Between Horizontal Direct Effect and Neutrality of the Union)

16 Pages Posted: 7 Jan 2019

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Filippo Croci

Universita' Degli Studi Di Milano

Date Written: September 28, 2018

Abstract

Italian Abstract: Il contributo si propone di approfondire, dalla prospettiva del diritto dell’Unione europea, le questioni sottese alle problematiche interazioni tra principi, e tra fonti, con riguardo al divieto di discriminazioni fondate sulla religione. Se tale divieto costituisce pacificamente un principio generale del diritto dell’Unione europea, oggi codificato dall’art. 21, par. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE (“Carta”), la sua concreta applicazione comporta un necessario bilanciamento con altri principi, tra i quali il principio, detto di neutralità dell’Unione, posto dall’art. 17 TFUE – e dunque da una norma avente il medesimo rango, di diritto primario, della Carta – in base al quale l’Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale. Il bilanciamento in questione, peraltro, non può non tener conto, altresì, della libertà fondamentale di pensiero, di coscienza e di religione, di cui all’art. 10 della Carta (nonché all’art. 9 CEDU), così come del ruolo centrale svolto dal c.d. “filtro” della proporzionalità, anch’essa principio fondamentale dell’ordinamento dell’Unione europea. I principi richiamati, come è noto, sono stati oggetto di interpretazione da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea in una recente sentenza (Corte giust., 17 aprile 2018, causa C-414/16, Egenberger), che sarà esaminata al fine di mettere in luce gli aspetti più innovativi del ragionamento svolto dalla Corte, con l’ausilio delle considerazioni sviluppate dall’avvocato generale nelle sue conclusioni, nonché dei primi commenti (e delle riflessioni di carattere più generale) della dottrina. In particolare, dopo un inquadramento sistematico dei principi in esame, nonché delle diverse fonti rilevanti e della rispettiva collocazione nel sistema delle fonti del diritto dell’Unione, il contributo si concentrerà sull’analisi del contenuto e delle principali implicazioni della predetta sentenza, inserendola nel contesto del recente, ma già significativo, filone giurisprudenziale della Corte di giustizia concernente il fattore religioso. In tale prospettiva, si approfondiranno i problemi posti dalla ricostruzione della portata concreta dell’art. 17 TFUE, norma che si presta ad interpretazioni divergenti e che richiede una riflessione sulla difficoltà – rectius, probabilmente, impossibilità – di ricondurre la neutralità dell’Unione, sancita da tale previsione, al ben diverso concetto di laicità, in ragione del carattere non statuale e dell’origine non costituzionale dell’ordinamento europeo. Ci si soffermerà, quindi, sul divieto di discriminazioni fondate sulla religione, di cui all’art. 21 della Carta, prendendo in esame l’interpretazione della Corte nel caso Egenberger, alla luce dei precedenti in tema di efficacia diretta orizzontale dei principi generali del diritto UE e delle norme della Carta. L’analisi consentirà di apprezzare i chiarimenti forniti dalla Corte, pur nella consapevolezza che vari aspetti dovranno ancora essere precisati dalla giurisprudenza, tenuto conto del fatto che, benché la Carta abbia ottenuto «lo stesso valore giuridico dei trattati» (art. 6, par. 1, TUE) ormai da diversi anni, non pochi dubbi circondano ancora la delimitazione dei confini del suo ambito di applicazione, nonché della portata delle sue norme. Un approfondimento sarà dedicato, poi, ai criteri di bilanciamento individuati dalla Corte di giustizia, nel tentativo di verificare l’idoneità degli stessi a soddisfare l’esigenza di fornire all’interprete gli strumenti necessari per trovare soluzioni coerenti, nel complesso quadro delle interazioni, tra principi e tra fonti, ravvisabili con particolare riferimento al divieto di discriminazioni fondate sulla religione. Infine, si tenterà di valutare le possibili conseguenze della sentenza Egenberger nel più ampio contesto dei rapporti tra ordinamento dell’Unione e ordinamenti nazionali, in considerazione delle tensioni già verificatesi tra Corte di giustizia e corti (anche costituzionali) nazionali, proprio con riguardo all’effetto diretto orizzontale del principio di non discriminazione (Mangold - Honeywell; Dansk Industri - Ajos). Sulla base dell’analisi condotta, si formuleranno alcune considerazioni conclusive, necessariamente aperte e provvisorie, in merito alle questioni trattate.

English Abstract: The paper analyses some recent cases dealt with by the European Court of Justice (ECJ), relating to the principle of non-discrimination on the grounds of religion and belief, from the perspective of the interactions between principles (and sources) in European Union law. After an introduction providing brief remarks on the status of sources and principles of EU law, the paper focuses on the Egenberger case, highlighting the most innovative aspects of the judgment delivered by the ECJ. In this regard, attention is paid to the interpretation given by the Court to Article 17 TFEU as a provision laying down the principle of neutrality of the EU towards the organisation by the Member States of their relations with churches and religious associations, as well as to the necessity of an effective judicial review concerning the fulfilment of the criteria set out in Directive 2000/78/EC to permit differences of treatment, relating to occupational activities, based on a person’s religion or belief. The main subsequent judicial developments before the ECJ, with reference to the issues under consideration, and notably to the horizontal direct effect of the provisions of the Charter of fundamental rights of the EU, are then taken into account. In the final part of the paper, some conclusive remarks are put forward as regards the role of the ECJ in balancing rights and principles. The main argument is that the Court, basing its reasoning on axiological elements, and not only on hierarchical or formal criteria, is increasingly acting as a constitutional adjudicator.

Note: Downloadable document is in Italian.

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Croci, Filippo, Interazioni tra principi (e tra fonti) e criteri di bilanciamento nel diritto dell’Unione europea. Il caso del divieto di discriminazioni fondate sulla religione, tra efficacia diretta orizzontale e neutralità dell’Unione (The Interplay Between Principles (and Between Sources of Law) and Balancing Exercise in European Union Law. The Case of the Prohibition of Discrimination on Grounds of Religion Between Horizontal Direct Effect and Neutrality of the Union) (September 28, 2018). University of Milano-Bicocca School of Law Research Paper No. 18-19. Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3311407 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.3311407

Filippo Croci (Contact Author)

Universita' Degli Studi Di Milano ( email )

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MILAN, 20122
Italy

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